lunedì 18 ottobre 2010

Ottobre tempo di vino

Vino vinello
sei dolce
sei bello
sei tu che mi fai
perdere il cervello?

il nettare degli Dei

il papero Giovanni

E' il papero di mio cugino. Mio cugino.. mio cugino..
Molto simpatico.

sabato 9 ottobre 2010

happy family

Non sembra uno di quei vecchi opuscoli pubblicitari dove si enfatizzano le doti di spazio e versatilita' per la famiglia del mitico pulmino della Volkswagen?

E invece siamo sempre noi, gli anni passano ma i viaggi restano scassati ma irriducibili.

_simple_ways_to_be_happy_

domenica 26 settembre 2010

scricchiolii e rumori inquietanti..

..ecco da dove venivano!
La barra di sostegno del motore era montata alla rovescia.
Ho percorso cosi' "solo" 8.000 Km, abbastanza per rovinare i supporti di gomma. Vabbe', l'importante e' risolvere, la scienza procede per tentativi.






Qui si intravedono i supporti di gomma che ammortizzano le oscillazioni del motore.




Ecco la barra montata nella direzione corretta. I segni indicano come era montata prima.

sabato 18 settembre 2010

qualita scadente

Guarnizione coperchi punterie vendute dalla maggior parte dei ricambisti vw: robaccia.
4 mesi e 5.000 Km e sono diventate croccanti come i biscotti. Notare le spaccature dove l'olio caldo fluisce a fiumi..
La prossima volta solo roba austroungarica: CSP forever.

foto artistica










ilmarietto
Mezzocorona, Domenica 12 settembre 2010

mercoledì 15 settembre 2010

domenica 12 settembre 2010

il porcino..

Da quanto tempo che non andavo a raccogliere fuinghi! Mi ero dimenticato della gioia di trovare una brisa, di quanto bello fosse camminare in mezzo ai boschi.
La raccolta e' stata proficua, ovviamente non saprete mai quanti ne ho raccolti ne dove sono andato..

Gloria a te o Porcino, indiscusso Re dei funghi.

ilmarietto


venerdì 6 agosto 2010

Frasi celebri

Due frasi sono passate nella storia dell'informatica. Da quando faccio questo lavoro, ben 13 anni ormai, gli annali hanno registrato le seguenti due celebri frasi:
  1. "Ah, ma da me funziona." - Primi anni 2000
    Sviluppatore di sw al collega Tester che segnalava l'anomalia riscontrata in fase di test.

  2. "Io non uso il debugger, io sono molto bravo. Davvero." - Agosto 2010
    Sviluppatore di sw al collega sviluppatore (che pazientemente cercava di aiutarlo).
Di recente l'ultima perla. Evviva. Ne sentivo la mancanza.


giovedì 5 agosto 2010

Ezechiele, 25:17


Ezechiele, 25:17. Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che, nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di te!

Il famoso passo biblico recitato dal mitico Jules Winnfield.

mercoledì 14 luglio 2010

Nata Femmina, la lettera di Elvira Dones a Berlusconi

In seguito ad una infelice battuta del premier sulle "belle ragazze albanesi", la scrittrice albanese Elvira Dones ha rivolto una lettera aperta al Presidente Berlusconi. In visita a Tirana lo scorso febbraio, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastateEgregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione".
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia.

Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia. Così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel "puttana" sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.

Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tv svizzera. Andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo.

E' una storia lunga, Presidente... ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente, alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta.

L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso, ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi. Mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi.

Merid Elvira Dones

venerdì 11 giugno 2010

Rivolucion!

In Italia esistono due classi: quella dei vecchi e quella dei giovani. La prima è al governo, ha una pensione, al termine dell'attività lavorativa ha avuto un tfr, ha goduto di un'Italia quasi scomparsa con fiumi puliti, spiagge libere, bassa criminalità. I vecchi hanno un futuro dietro le spalle, hanno avuto la speranza di emergere nella loro professione e molti ci sono riusciti, hanno avuto la sicurezza di un lavoro a tempo indeterminato. I vecchi hanno potuto scegliere tra grandi aziende come l'Italtel, la Telecom, l'Olivetti. Hanno comprato un appartamento, i più fortunati anche una casa di villeggiatura.
I vecchi hanno fatto studiare i figli per nulla, li hanno precarizzati, tolto loro l'ambiente, il diritto all'acqua pubblica. Li hanno indebitati con 30.000 euro a testa (lo stipendio di 3/4 anni di un interinale). I vecchi se la sono goduta, ognuno a modo suo, fottendosene delle generazioni successive. Lo hanno fatto e possono continuare a farlo perché sono loro a detenere il potere. L'Italia ha il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio più anziani del mondo occidentale.
L'Italia ha anche 17 milioni di pensionati. Molti hanno pagato solo in parte la pensione che ricevono. Milioni sono a casa dall'età di 50/55 anni senza parlare delle baby pensioni con 15/20 anni di contributi o le pensioni scandalose dei parlamentari dopo solo due anni e mezzo di legislatura o le doppie e triple pensioni, le pensioni superiori ai 10.000 euro al mese, le pensioni cumulate con uno o più stipendi. In questa situazione di privilegi e di profonda ingiustizia sociale, si è deciso che i giovani andranno in pensione a 70 anni, in pratica mai. Questo non è accettabile.
Se si deve procedere a una riforma delle pensioni, ognuno deve fare la sua parte oppure nessuno. Perché un ragazzo deve con il suo lavoro mantenere lo Stato sociale di cui beneficiano le vecchie generazioni? Un giovane di vent'anni che inizi a lavorare nel 2010 andrà in pensione nel 2060. Da qui all'eternità. Chi fa un lavoro usurante a 70 anni è buono per l'ospizio. Perché un ragazzo dovrebbe pagare i contributi per esempio perFelice Crosta, ex presidente dell'Agenzia dei Rifiuti in Sicilia in pensione con 1.369 euro al giorno? O tutti o nessuno.
In pensione si può andare a 60 anni, l'innalzamento dell'età pensionabile è dovuto all'enorme spreco di soldi pubblici per le pensioni ATTUALI, non per quelle future che vengono dilazionate nel tempo, sempre leggermente più in là, come è avvenuto con l'accorpamento delle finestre pensionabili. Discutiamo delle pensioni ATTUALI, poi con calma di quelle future. Mettiamo un tetto massimo pensionistico a ogni italiano, ad esempio 2.500 euro, vietiamo il cumulo di pensioni, aboliamo con effetto retroattivo le pensioni "super baby" dei parlamentari e, soprattutto, diamo a ogni pensionato una pensione commisurata a quello che ha realmente versato perché la differenza di qualche miliardo di euro è a carico dei giovani che la pensione non la vedranno mai, il tfr neppure e forse, neanche il lavoro. I sacrifici non hanno età, l'anagrafe non è un privilegio.

mercoledì 2 giugno 2010

oggetti vintage

Radio Grundig e orologio palla.
Collezionismo e' pagare di piu' cose che non ti servono.
Nel mio caso mi serviva un orologio per la casa. Dopo 7 anni di vita senza un orologio in casa ho realizzato che era meglio acquistarne uno.
Cosi' mi sono imbattuto in questo buffo orologio dal design vintage al mercatino dell'antiquariato a Piazzola sul Brenta (PD). Molto bello, ve lo consiglio.
L'ho pagato 20 euri. Ma siccome sono un debole e ho le mani bucate l'omino del ciarpame mi ha venduto anche la radio. Alri 20 euri.
Una lucidata col polish e una pulita ai contatti e i due manicaretti sono tornati (quasi) allo splendore di un tempo. La radio suona che e' uno spettacolo, produce un suono caldo e pulito. L'orologio ticchetta delicato e sembra essere preciso.

ilmariettoelecosediunavolta




giovedì 27 maggio 2010

siamo alla resa dei conti?

La bancarotta resta dietro l’angolo

di Loretta Napoleoni

Olanda e Germania sono tra i pochi Paesi di Eurolandia che questa settimana non hanno dovuto presentare in fretta a furia misure d’austerità. A differenza dell’Italia, sulla quale sta per cadere la scure di Tremonti, queste nazioni sono solide e per ora non corrono il rischio di essere trascinate nel gorgo dell’insolvenza. Le altre, Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna e Gran Bretagna, da settimane lottano per la sopravvivenza.

La situazione è gravissima: come un de-ja-vu della crisi dei mutui spazzatura americani, solo che questa volta alla radice c’è il debito sovrano. Due anni e abbiamo raggiunto l’ultimo anello della catena di Sant’Antonio della finanza globalizzata: a chi passare il debito? Alla Banca Centrale Europea (Bce)? Improbabile. Secondo uno studio della Royal Bank of Scotland, quello accumulato da Grecia, Spagna e Portogallo ammonta a circa duemila miliardi di euro, di cui almeno un miliardo si trova nei forzieri di Eurolandia. Economisti e analisti finanziari concordano che neppure la partecipazione attiva della Germania potrebbe sanarlo. Non ci sono abbastanza soldi. Ciò significa che per evitare il crollo del sistema bancario qualcuno dovrà fallire.

La prima in lizza è la Grecia. Sui mercati ormai tutti la danno per spacciata, solo la Bce le presta i soldi. I mille miliardi di euro messi a disposizione da Eurolandia non hanno convinto i mercati e senza di loro non si può procedere alla ristrutturazione del debito greco per ridurlo a cifre “pagabili”. Non rimane che la bancarotta e la successiva ristrutturazione come è successo per Argentina e Islanda. Nell’attesa che si arrivi a questa decisione e per attutire al massimo il colpo, la Bce rastrella sul mercato le obbligazioni greche, naturalmente utilizzando i soldi di noi i europei. Salverà questo sacrificio il sistema bancario? Non è facile dirlo. Come avvenne nel 2008, i prestiti interbancari all’interno e verso Eurolandia si stanno atrofizzando, segno che i mercati temono il peggio.

Il Libor, il London Interbank Offered Rate, quello al quale le banche si approvvigionano a vicenda, è risalito ai massimi del 2009, quando si temeva un congelamento totale dei prestiti interbancari. Allora intervenne la Riserva Federale, ma la Bce non ha i muscoli monetari per farlo. Fa paura pensare di essere tornati a quei momenti tragici del dopo Lehman e ancora più si teme il parallelo con la grande depressione del 1929 quando ci trovammo di fronte ad una crisi con due picchi, il secondo, quello micidiale, coincise con il crollo delle banche. A tenere le redini del destino di Eurolandia non sono i ministri delle Finanze ma il mercato.

Ed è per accattivarsi le sue simpatie che si è lanciata l’austerità, parola impronunciabile fino a poche settimane fa. Eppure da anni gli indicatori economici sono fuori dei paletti imposti dal trattato di Maastricht, solo mesi fa si sarebbero potute introdurre misure meno drastiche e improvvisate senza avere il fiato del mercato sul collo. Ma ormai lo sappiamo bene, questa classe politica lavora solo quando c’è la crisi e in gioco c’è la sua sopravvivenza, non quella del Paese che rappresenta, il resto del tempo fa spettacolo e campagna elettorale.

Le misure varate rispecchiano questa triste verità. Fatta eccezione della Gran Bretagna, dove un nuovo governo di coalizione è stato da poco eletto sulla piattaforma di austerità, tutti gli altri Paesi hanno raffazzonato una serie di tagli che colpiscono quella fetta sempre più piccola della popolazione che paga le tasse e che invece bisognerebbe sostenere nei momenti recessivi. Chi negli ultimi vent’anni ha intascato più del 60% della crescita del Pil, dagli Hedge Funds al crimine organizzato, non viene toccato perché ha imboscato i guadagni, ha evaso il fisco o semplicemente opera nel mondo dell’illegalità. Ecco uno dei motivi per cui i cittadini europei questa austerità non la vogliono.

In Italia si cerca di addolcire la pillola con l’usuale propaganda: si abbattono i salari nominali e quelli sociali, ma ci si vanta di non aver aumentato le tasse. Viene spontaneo pensare che il motivo sia solo lo scarso numero di chi le paga. Si condanna l’ennesimo obbrobrio edilizio per poterlo accatastare invece di far pagare una penale salatissima a chi lo ha commesso e costringere costoro anche ad abbattere queste costruzioni come avviene in Inghilterra e nella maggior parte dei Paesi civili. Propaganda, demagogia, austerità, neppure il bavaglio alla stampa salveranno la nostra classe politica e i loro tirapiedi dalla crisi economica. Che si tratti della tanto attesa resa dei conti?

26 maggio 2010

lunedì 24 maggio 2010

Gita a Bassano del Grappa

Citta' bellissima, negozi aperti anche di domenica, relax lungo la riva del Brenta, tipico aperitivo al Ponte degli Alpini - il mezo e mezo, ossia 2 parti uguali (mezzo e mezzo per l'appunto) di liquore al rabarbaro e selz + una scorza di limone - cena alla birreria Trenti.



















sabato 22 maggio 2010

la mia prima festa della birra..


Estate 1995. Dusslingen - Germania.
La qualita' della foto e' scadente, ma visto il reperto storico che ho scovato casualmente non ci si formalizza piu' di tanto.

ilmarietto

venerdì 14 maggio 2010

Una bella fotografia








Di Stephen Shore, artista contemporaneo.

A mio giudizio molto bella.

Si ringrazia Beppe il Patavino per la segnalazione.

ps: il transpaller nella foto e' quello di Mauro, Mirko & Marcello.

giovedì 13 maggio 2010

Il Centro Riciclo Vedelago

Uno dei limiti dei primi impianti di trattamento meccanico biologico era quello di produrre comunque un 20-30% (rispetto a quanto entrato inizialmente nell'impianto) di rifiuto da conferire in discarica o da portare all'incenerimento; questo problema poneva alcuni dubbi sulla reale opportunità di costruire questi impianti al posto di altri sistemi già conosciuti ed utilizzati come gli inceneritori. Questo problema è stato recentemente risolto grazie all'iniziativa della dott.sa Carla Poli del Centro Riciclo Vedelago in provincia di Treviso.

L'impianto di Vedelago (che non gestisce la frazione umida e che quindi utilizza solo sistemi meccanici), grazie all'accoppiamento di diversi impianti che lavorano in serie, è in grado di rendere riutilizzabile circa il 99% del rifiuto conferito derivante sia dalla raccolta differenziata residenziale porta a porta (proveniente dai Comuni del circondario) sia rifiuti industriali di commercianti ed artigiani; grazie a questi impianti il centro è in grado di portare all'industria una materia prima-seconda riutilizzabile in ulteriori cicli di produzione. La percentuale di rifiuto non differenziabile (principalmente plastiche), e quindi solitamente non riutilizzabile, viene prima estruso e poi tritato finemente fino ad ottenere un granulato a matrice prevalentemente plastica utilizzato principalmente dall'industria come alleggerito nei manufatti edili (mattoni, pali, ecc...) in sostituzione della sabbia di cava (20-30% del materiale necessario alla creazione del manufatto); questo materiale conferisce caratteristiche migliorative ai manufatti ottenuti che rispondono regolarmente alle norme UNI vigenti. La sabbia sintetica ottenuta viene utilizzata anche per la creazione di sedie, panchine, bancali ed altri manufatti vari.

Gli stessi creatori del Centro Riciclo Vedelago dichiarano che i costi globali per la costruzione di un impianto di questo tipo si aggirano attorno ai 5 milioni di euro in un arco temporale di circa 3 anni.[3] Impianti gemelli come quello di Vedelago sono in costruzione in Sardegna grazie all'iniziativa di 14 Comuni locali, con a capo il Comune di Tergu, e a Colleferro a seguito di un'iniziativa di imprenditori privati.


fonte: Wikipedia

mercoledì 12 maggio 2010

Il Sistema Telecom Italia

Esternalizzazioni: Il Sistema Telecomitalia

Nessuno può pretendere ragionevolmente di entrare nel merito di come venga gestita un’impresa a meno di non esserne, in qualche modo, parte. Il nostro, mi dicono, è un paese capitalista e la produzione è essenzialmente al servizio del profitto e non funzionale alla realizzazione del piano quinquennale per la vittoria del socialismo.

Nello stesso modo è evidente che il liberismo debba in qualche modo conciliarsi con la necessità di tutelare il tessuto sociale, fosse solo per preservane la capacità di produrre reddito.

E’ per questo che il regime d’impresa ed i rapporti tra l’imprenditore e le persone che con la loro attività contribuiscono alla produzione non sono (o non dovrebbero essere) lasciati completamente deregolamentati.Questo perché la legge possa offrire un supporto alle figure tradizionalmente più deboli in fase di contrattazione: i prestatori d’opera.

Se è utile al profitto del singolo retribuire un servizio a seguito di un’asta al ribasso tra lavoratori, non è certamente funzionale all’equilibrio della comunità. Stiamo insieme per migliorare la nostra vita e questo non può avvenire attraverso una competizione basata sulla rinuncia invece che sulla qualità di ciò che si offre.

Se siete sopravvissuti a questa lunga e noiosa premessa, siete certamente idonei a rispondere ad una domanda: che pensereste di una grande azienda internazionale che fa un uso proditorio della leggi che regolano il rapporto tra impresa e lavoratori apparentemente allo scopo di aggirarle e trasferire alla collettività parte dei suoi costi?

In questo momento, non conoscendo la vostra risposta, provo a darvi la mia.

Usare la legge forzandone l’interpretazione, altre volte violandola apertamente confidando sull’incapacità di reagire da parte della controparte, non è un atteggiamento industriale funzionale ad una ottimizzazione della produzione. A mio parere, è un atto che lede gli interessi ed i diritti di tutti, non solo dei dipendenti, ma anche dei concorrenti onesti e della collettività su cui ricade l’onere di finanziare gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, mobilità, ecc.) impropriamente utilizzati. Questi strumenti sono stati predisposti per le aziende che, dopo aver esaurito le disponibilità proprie per gli investimenti, si trovano costrette a ricorrere all’aiuto pubblico per mantenere intatta la propria capacità produttiva.
In questo modo i cittadini, con le loro tasse, e le imprese, con i loro conferimenti, finanziano una sorta di mutualità il cui scopo è sostenere le aziende nei momenti di crisi ed aiutarle a sopravvivere fino alla ripresa. Non si tratta di carità. E’ semplice tutela del patrimonio produttivo. Se si accede a certe opzioni senza averne realmente bisogno,magari solo per guadagnare di più, si sta usando la legge impropriamente e si sta facendo danni, non industria. Un po’ come reclamare un risarcimento assicurativo dopo aver simulato un incidente.

Qualche azienda in Italia si comporta realmente così? E’ un’ipotesi che merita di essere vagliata.

Telecomitalia,solo per fare un esempio, è una società che, nonostante i dubbi sulla gestione post privatizzazione, continua a fare utili e ha una considerevole redditività. Annualmente, inoltre, provvede alla distribuzione di un dividendo azionario che, per chi non lo sapesse, è la parte residuale di utile che rimane dopo l’accantonamento e gli investimenti (tra i quali rientrano anche le spese sostenute per riqualificare la forza lavoro, le famose risorse umane).

E’ naturale che, se si distribuisce un utile agli azionisti, difficilmente si può battere cassa per accedere a provvedimenti straordinari quali la mobilità e la cassa integrazione. La collettività pretenderebbe, giustamente, che si impegnino prima le risorse economiche interne.

In realtà, utilizzando con liberalità le opportunità offerte dalla legge 30 (legge Biagi), se si prende un po’ di personale e lo si trasferisce d’imperio in una società controllata già in crisi, ecco che magicamente si acquisisce il diritto di fruire delle agevolazioni messe a disposizione dallo stato.

Se vi sembra impossibile che Telecomitalia, la società a cui prestano il volto simpaticoni come John Travolta e Christian De Sica (senza contare il prestito ben più consistente di Michelle Hunziker e Belen Rodriguez,) possa usare sistemi del genere, provate a leggere l’ottimo articolo di Luca Marcon dove con spietata lucidità si analizzano i numeri relativi alla recentissima cessione del settore informatico di Telecomitalia (2200 dipendenti) ad SSC, una S.r.L. controllata al 100% da Telecomitalia stessa e che già da tempo è in consistente passivo.

Se si fanno due conti – valutati in difetto – si scopre che il costo annuale del lavoro dei 2.200 dipendenti che sono stati acquisiti in SSC dopo il 30 aprile di quest’anno, si aggira dai 90 ai 100 milioni di euro. Vale a dire da 22,5 a 32,5 milioni di euro in più dell’intero fatturato 2009. Ciò significa che per evitare le perdite accumulate nel 2009 e pagare i 2.200 dipendenti in più, SSC dovrebbe acquisire dal proprietario nonché unico committente gruppo Telecom una commessa aggiuntiva per ulteriori 67/73,5 milioni di euro per chiudere in pareggio il 2010 e per ulteriori 100/110 milioni di euro per tutti gli anni a venire oltre a questo.
Le conclusioni, a questo punto, sono evidenti. In una società che fino ad un anno fa fatturava al suo unico cliente – che coincideva e coincide con il proprietario – prestazioni per un valore superiore del 30 per cento rispetto al riferimento di mercato, sono stati fatti confluire dal proprietario stesso 2.200 dipendenti in più attraverso una distorsione ed un abuso della normativa che regola i trasferimenti di ramo d’impresa in Italia. E questi 2.200 dipendenti in più avranno bisogno di commesse aggiuntive per almeno 100/110 milioni di euro all’anno per non restare senza lavoro. Tutto ciò in un mercato, quello dell’information tecnology, il cui stato di crisi è ormai conclamato e noto a tutti. In alternativa, SSC potrà prima infilare un paio di bilanci pesantemente in rosso di seguito, provvedendo poi ad avviare le procedure di mobilità e cassa integrazione in modo tale da scaricare quanti più dipendenti prima sulle spalle della collettività e poi definitivamente sulla strada.(1)

Va bene, anzi no, non va bene affatto, ma va considerata l’ipotesi che si tratti di un’evenienza occasionale, una specie di decisione improvvida dell’attuale management. Approfondendo la questione si scopre, però, che sono anni che Telecomitalia mette in campo operazioni del genere al punto che, già nel luglio 2008, veniva presentato pubblicamente un dossier redatto da Lidia Undiemi dell’Università di Palermo nel quale si studiavano le numerose cessioni di ramo d’azienda operate da Telecomitalia e se ne analizzavano i controversi aspetti legali. Leggendolo, si comprende che più che una singola cessione di ramo d’azienda vige una specie di sistema, ormai collaudato e funzionante da anni. Imser/Telemaco, Savarent, Tess, Pirelli Property, HP DCS, TNT Logistics, Telepost S.p.A., MP Facility, Tecnosis. Conoscete qualcuna di queste aziende? Quasi sicuramente no. La ragione è che, poco dopo la creazione, si sono rapidamente estinte o drasticamente ridimensionate.

tratto da: http://www.mentecritica.net/


i miei nipotini

Oggi casualmente mi e' capitata in mano (o meglio in mouse..) questa foto di qualche anno fa che ritrae i miei nipotini assieme al mio pulmino.
Era il primo viaggio ufficiale di Nino il Pulmino.

ilmarietto