Abbiamo la classe politica più vecchia. Più assenteista. E più pagata al mondo.
E insieme, la meno istruita e preparata nella storia della Repubblica.
In altre parole “la più mediocre classe politica che l’Italia abbia avuto dal 1948”. Niente meno.
LEGGI
gliè tutto sbagliato, tutto da rifareee.. Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi ci avrai azzeccato.
venerdì 22 luglio 2011
venerdì 15 luglio 2011
mercoledì 29 giugno 2011
giovedì 16 giugno 2011
lunedì 13 giugno 2011
Yes we quorum!!
Oggi è un gran giorno per l'Italia.
http://www.repubblica.it/elezioni/2011/referendum/friuli_venezia_giulia.html#risultati
http://www.repubblica.it/elezioni/2011/referendum/friuli_venezia_giulia.html#risultati
venerdì 20 maggio 2011
Professore ci aiuti ad andare via dall’Italia
Riporto un articolo che ho apprezzato molto. ilmarietto
“Professore ci aiuti ad andare via dall’Italia”. Non passa giorno che non riceva una mail con questa richiesta, e sempre, al termine di lezioni o conferenze, ci sono dei ragazzi e delle ragazze che aspettano per avere consigli sulla possibilità di studiare all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. A volte sono addirittura i genitori a cercare informazioni per i figli.
Non li spinge l’ambizione di aver successo o di diventare ricchi. Per chi vuole ottenere potere, fama e ricchezze con poco sforzo e pochi meriti, l’Italia è il paese ideale. Lo ha spiegato bene Travaglio in un recente articolo: quale altro paese di democrazia avanzata offre tante possibilità a editorialisti incompetenti, accademici che non hanno mai scritto opere di alto valore intellettuale, politici corrotti, imprenditori disonesti, professionisti senza etica professionale, impiegati fannulloni? E infatti nessuno di questi pregiati figuri ha mai pensato di andare all’estero. Stanno benissimo dove sono.
I giovani che vogliono andare via sanno bene che gli Stati Uniti non sono l’Eldorado, che dovranno affrontare fatiche enormi: passare dall’inglese scolastico o turistico a quello necessario per essere ammessi a un programma di dottorato e poi seguire lezioni, partecipare attivamente a seminari, scrivere saggi; abbandonare casa e amici; rinunciare alla bellezza consolatrice delle nostre città e del nostro paesaggio (quello non ancora devastato). A chi mi chiede consiglio spiego poi, affinché meditino seriamente sulla loro scelta, che una volta partiti è molto difficile rientrare nel sistema accademico italiano. Più luminosa è la carriera, minori le possibilità di tornare.
Nonostante tutto questo, molti giovani vogliono andarsene. Dalle conversazioni con loro credo di aver capito che la motivazione è molto semplice. Vogliono andarsene per avere la possibilità di dimostrare che anche loro valgono e possono realizzare nella vita qualcosa di bello e di importante per se stessi e per gli altri. Il loro è un atto di ribellione e un atto di accusa durissimo verso chi ha ridotto l’Italia nello stato in cui si trova: “Ci volete banali, ignoranti, aggressivi, servi, copie malriuscite dei personaggi che dominano le vostre ripugnanti televisioni? E invece noi vogliamo vivere una vita che abbia dignità, valore e libertà, e poiché qui non è possibile, andiamo via”. Non è una fuga dalla responsabilità, ma una voglia di responsabilità, della responsabilità più importante, quella di costruire la vita con le proprie forze, grandi o piccole che siano.
Hanno ragione a volersene andare. Devono essere consapevoli che incontreranno difficoltà serie. Dovranno affrontare selezioni severe e distinguersi in contesti molto competitivi, anche se di competizione leale e aperta. Dovranno liberarsi della timidezza inculcata dai cattivi professori (“prima di poter parlare devi leggere tutta l’opera del tale o tal’altro autore e poi tutta la letteratura critica”), del timore di esprimere le proprie idee senza per questo diventare degli sputasentenze; del cattivo costume (anche questo inculcato dai cattivi maestri) di considerare la critica come un insulto personale.
Ma se si sentono abbastanza forti per affrontare anche l’amarezza di possibili sconfitte, fanno bene ad andare. Comunque vada si renderanno conto che sono possibili anche altri modi di organizzare la vita civile, e soprattutto che diversi e migliori possono essere i rapporti personali.
Sia chiaro: vedranno che anche negli altri paesi ci sono pregiudizi, boria nazionale, angustie mentali, privilegi, meschinità accademiche, chiusure ideologiche. Ma almeno troveranno chi li ascolterà e valuterà le loro idee senza chiedere loro da dove vengono o guardare il loro vestito. E se lo meriteranno, e avranno un po’ di fortuna, costruiranno carriere importanti. Senza dover nulla a nessuno. Vi par poco? Portino pure con sé lo sdegno e anche il rancore che nasce dal vedere figuri miserabili ricoperti ovunque di denaro e di gloria (quella da stronzi, ovviamente, come diceva l’impareggiabile Guccini); li aiuteranno a superare gli ostacoli. Lascino a casa le speranze troppo rosee; si trasformano facilmente in delusioni.
Consiglio soltanto di non trasformare la distanza nello spazio in un distacco morale. Si sforzino di rimanere legati moralmente e intellettualmente alla vecchia patria italiana e di dare un aiuto di idee e di stimoli a chi resta perché non se la sente o non può partire. E se ne avranno l’occasione, tornino per condividere la ricchezza interiore accumulata all’estero. Un piccolo contributo alla libertà e alla dignità civile della propria patria dà una intensa serenità interiore. Nel bene e nel male, la nostra storia e la nostra cultura ci coinvolgono più intensamente della storia e della cultura degli altri paesi. Gli antifascisti degli anni ’30 si chiedevano se meritasse maggior lode l’Ulisse di Omero che torna ad Itaca più vecchio, ma anche più saggio, o quello di Dante che si perde nell’infinito Oceano. I più stavano dalla parte del primo. Avevano ragione.
Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2011
“Professore ci aiuti ad andare via dall’Italia”. Non passa giorno che non riceva una mail con questa richiesta, e sempre, al termine di lezioni o conferenze, ci sono dei ragazzi e delle ragazze che aspettano per avere consigli sulla possibilità di studiare all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. A volte sono addirittura i genitori a cercare informazioni per i figli.
Non li spinge l’ambizione di aver successo o di diventare ricchi. Per chi vuole ottenere potere, fama e ricchezze con poco sforzo e pochi meriti, l’Italia è il paese ideale. Lo ha spiegato bene Travaglio in un recente articolo: quale altro paese di democrazia avanzata offre tante possibilità a editorialisti incompetenti, accademici che non hanno mai scritto opere di alto valore intellettuale, politici corrotti, imprenditori disonesti, professionisti senza etica professionale, impiegati fannulloni? E infatti nessuno di questi pregiati figuri ha mai pensato di andare all’estero. Stanno benissimo dove sono.
I giovani che vogliono andare via sanno bene che gli Stati Uniti non sono l’Eldorado, che dovranno affrontare fatiche enormi: passare dall’inglese scolastico o turistico a quello necessario per essere ammessi a un programma di dottorato e poi seguire lezioni, partecipare attivamente a seminari, scrivere saggi; abbandonare casa e amici; rinunciare alla bellezza consolatrice delle nostre città e del nostro paesaggio (quello non ancora devastato). A chi mi chiede consiglio spiego poi, affinché meditino seriamente sulla loro scelta, che una volta partiti è molto difficile rientrare nel sistema accademico italiano. Più luminosa è la carriera, minori le possibilità di tornare.
Nonostante tutto questo, molti giovani vogliono andarsene. Dalle conversazioni con loro credo di aver capito che la motivazione è molto semplice. Vogliono andarsene per avere la possibilità di dimostrare che anche loro valgono e possono realizzare nella vita qualcosa di bello e di importante per se stessi e per gli altri. Il loro è un atto di ribellione e un atto di accusa durissimo verso chi ha ridotto l’Italia nello stato in cui si trova: “Ci volete banali, ignoranti, aggressivi, servi, copie malriuscite dei personaggi che dominano le vostre ripugnanti televisioni? E invece noi vogliamo vivere una vita che abbia dignità, valore e libertà, e poiché qui non è possibile, andiamo via”. Non è una fuga dalla responsabilità, ma una voglia di responsabilità, della responsabilità più importante, quella di costruire la vita con le proprie forze, grandi o piccole che siano.
Hanno ragione a volersene andare. Devono essere consapevoli che incontreranno difficoltà serie. Dovranno affrontare selezioni severe e distinguersi in contesti molto competitivi, anche se di competizione leale e aperta. Dovranno liberarsi della timidezza inculcata dai cattivi professori (“prima di poter parlare devi leggere tutta l’opera del tale o tal’altro autore e poi tutta la letteratura critica”), del timore di esprimere le proprie idee senza per questo diventare degli sputasentenze; del cattivo costume (anche questo inculcato dai cattivi maestri) di considerare la critica come un insulto personale.
Ma se si sentono abbastanza forti per affrontare anche l’amarezza di possibili sconfitte, fanno bene ad andare. Comunque vada si renderanno conto che sono possibili anche altri modi di organizzare la vita civile, e soprattutto che diversi e migliori possono essere i rapporti personali.
Sia chiaro: vedranno che anche negli altri paesi ci sono pregiudizi, boria nazionale, angustie mentali, privilegi, meschinità accademiche, chiusure ideologiche. Ma almeno troveranno chi li ascolterà e valuterà le loro idee senza chiedere loro da dove vengono o guardare il loro vestito. E se lo meriteranno, e avranno un po’ di fortuna, costruiranno carriere importanti. Senza dover nulla a nessuno. Vi par poco? Portino pure con sé lo sdegno e anche il rancore che nasce dal vedere figuri miserabili ricoperti ovunque di denaro e di gloria (quella da stronzi, ovviamente, come diceva l’impareggiabile Guccini); li aiuteranno a superare gli ostacoli. Lascino a casa le speranze troppo rosee; si trasformano facilmente in delusioni.
Consiglio soltanto di non trasformare la distanza nello spazio in un distacco morale. Si sforzino di rimanere legati moralmente e intellettualmente alla vecchia patria italiana e di dare un aiuto di idee e di stimoli a chi resta perché non se la sente o non può partire. E se ne avranno l’occasione, tornino per condividere la ricchezza interiore accumulata all’estero. Un piccolo contributo alla libertà e alla dignità civile della propria patria dà una intensa serenità interiore. Nel bene e nel male, la nostra storia e la nostra cultura ci coinvolgono più intensamente della storia e della cultura degli altri paesi. Gli antifascisti degli anni ’30 si chiedevano se meritasse maggior lode l’Ulisse di Omero che torna ad Itaca più vecchio, ma anche più saggio, o quello di Dante che si perde nell’infinito Oceano. I più stavano dalla parte del primo. Avevano ragione.
Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2011
martedì 17 maggio 2011
AC/DC - la storia del Rock
Altro che i gruppi di oggi.. fotomodelli fighette senza arte nè parte.
AC/DC, brutti, cattivi, incazzati.. teppisti.. bravissimi! Ancora oggi.
Una leggenda. Non ce ne saranno più così.
Live at River Plate - You shook me all night long
AC/DC, brutti, cattivi, incazzati.. teppisti.. bravissimi! Ancora oggi.
Una leggenda. Non ce ne saranno più così.
Live at River Plate - You shook me all night long
martedì 10 maggio 2011
Avanti coi papponi..
Da mantenere con le nostre tasse.
Stipendi faraonici per non risolvere i nostri problemi e giù tasse a noi che non arriviamo a fine mese e siamo in cassa integrazione o precari o senza lavoro..
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/09/casta-di-governo-i-nuovi-sottosegretari-ci-costeranno-tre-milioni-di-euro/109597/
Stipendi faraonici per non risolvere i nostri problemi e giù tasse a noi che non arriviamo a fine mese e siamo in cassa integrazione o precari o senza lavoro..
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/09/casta-di-governo-i-nuovi-sottosegretari-ci-costeranno-tre-milioni-di-euro/109597/
giovedì 21 aprile 2011
martedì 19 aprile 2011
giovedì 14 aprile 2011
Ancora credete alla favoletta?
Dell'uomo che si è fatto da solo.. che è sceso in campo.. bla.. bla.. che è già ricco e non ha interesse a rubare.. bla.. e tutte le balle per celebrolesi che ci ha sempre propinato? Basta ne ho pieni i c..... E' un insulto all'intelligenza umana ma siamo davvero così cretini?
Non è possibile, ho finalmente capito, sono convinto ormai che gli italiani hanno il premier che vogliono e che meritano. Agli italiani piace Berlusconi e il berlusconismo. Dunque io non sono nel mio paese, nel posto dove voglio stare e me ne andrò prima possibile.
ilmarietto: aspirante emigrante.
ps: dimenticavo: mi fan cagare tutti i politici che han permesso il berlusconismo e che han mandato in fallimento l'Italia e quello che i nostri padri con fatica han costruito. Così chiudo la bocca a quelli che dicono che dall'altra parte sono peggio: è vero. W la democrazia della Namibia (Africa, 31esimo posto per libertà di stampa, l'Italia è al 40esimo).
Ecco tutte le leggi ad "personam" che si è fatto. Ah no scusate.. sono leggi per tutti noi per il paese! Che sciocco. Ha risolto tutti i problemi dell'Italia e non ha invece favorito le lobby e i suoi amici: l'Aquila, immondizia, disoccupazione, precariato, mafia, immigrazione, sicurezza..
1. Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I, vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+) e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le tangenti. Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Pierr Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il medico di Totò Riina). Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in Parlamento per manifesta incostituzionalità. Subito dopo vengono arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti, accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con Berlusconi.
2. Legge Tremonti (1994). Il decreto n.357 approvato dal Berlusconi I il 10 giugno 1994 detassa del 50% gli utili reinvestiti dalle imprese, purchè riguardino l’acquisto di “beni strumentali nuovi”.La neonata società Mediaset (che contiene le tv Fininvest scorporate dal resto del gruppo in vista della quotazione in Borsa) utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film d’annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene il 27 ottobre 1994 una circolare “interpretativa” Tremonti che fa dire alla legge Tremonti il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli vecchi già usati all’estero.
3. Legge Maccanico (1997). In base alla sentenza della Consulta del 7 dicembre 1994, la legge Mammì che consente alla Fininvest di possedere tre reti tv sull’analogico terrestre è incostituzionale:3., presumibilmente Rete4, dev’essere spenta ed eventualmente passare sul satellite, entro il 28 agosto 1996. Ma il ministro delle Poste e telecomunicazioni del governo Prodi I, Antonio Maccanico, concede una proroga fino al 31 dicembre 1996 in attesa della legge “di sistema”. A fine anno, nulla di fatto per la riforma e nuova proroga di altri sei mesi. Il 24 luglio 1997, ecco finalmente la legge Maccanico: gli editori di tv, come stabilito dalla Consulta, non potranno detenere più del 20% delle frequenze nazionali disponibili, dunque una rete Mediaset è di troppo. Ma a far rispettare il tetto dovrà provvedere la nuova Authority per le comunicazioni (Agcom), che potrà entrare in azione solo quando esisterà in Italia “un congruo sviluppo dell’utenza dei programmi televisivi via satellite o via cavo”. Che significhi “congruo sviluppo” nessuno lo sa, così Rete4 potrà seguitare a trasmettere sine die in barba alla Consulta.
4. D’Alema salva-Rete4 (1999). La neonata Agcom si mette all’opera solo nel 1998, presenta il nuovo piano per le frequenze tv e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali. Rete4, essendo “eccedente” rispetto alla Maccanico, perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4 una “abilitazione provvisoria” a seguitare a trasmettere senza concessione, così per dieci anni Europa7 si vedrà negare le frequenze a cui ha diritto per legge.
5. Gip-Gup (1999). Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani (processi Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir), vogliono liberarsi del gip milanese Alessandro Rossa-to, che ha firmato gli arresti dei magistrati corrotti e degli avvocati Fininvest Pacifico e Acampora, ma ha pure disposto l’arresto di Previti (arresto bloccato dalla Camera, a maggioranza Ulivo). Ora spetta a Rossato, in veste di Gup, condurre le udienze preliminari dei tre processi e decidere sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura di Milano. Udienze che iniziano nel 1999. Su proposta dell’on. avv. Guido Calvi, legale di Massimo D’Alema, il centrosinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che ovviamente non conosce la carte e perderà un sacco di tempo. Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per Mondadori, non ancora iniziata, passa subito a un altro giudice, Rosario Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove (poi, su ricorso della Procura, la Corte d’appello li rinvierà a giudizio tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi, dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche).
6. Rogatorie (2001). Nel 2001 Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le corruzioni dei giudici romani da parte di Previti & C. Da mesi i legali suoi e di Previti chiedono al tribunale di Milano di cestinare quei bonifici bancari svizzeri perché mancano i numeri di pagina, o perché si tratta di fotocopie senza timbro di conformità,o perchè sono stati inoltrati direttamente dai giudici elvetici a quelli italiani senza passare per il ministero della Giustizia. Il Tribunale ha sempre respinto quelle istanze. Che ora diventano legge dello Stato. Con la scusa di ratificare la convenzione italo-svizzera del 1998 per la reciproca assistenza giudiziaria (dimenticata dal centrosinistra per tre anni), il 3 ottobre 2001 la Cdl vara la legge 367 che stabilisce l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che non siano “in originale” o “autenticati” con apposito timbro, che siano giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche vizio di forma. Anche se l’imputato non ha mai eccepito sulla loro autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E, siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge sulle rogatorie, che resterà lettera morta.
7. Falso in bilancio (2002). Siccome Berlusconi ha cinque processi in corso per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la sua maggioranza approva la legge-delega numero 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 con i decreti delegati che: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le quotate e 4 e mezzo per le non quotate; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso nel bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5% del risultato d’esercizio, l’1% del patrimonio netto, il 10% delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie (“il fatto non è più previsto dalla legge come reato), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione-lampo.
8. Mandato di cattura europeo (2001). Unico fra quelli dell’Unione europea, il governo Berlusconi II rifiuta di ratificare il “mandato di cattura europeo”, ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione . Secondo “Newsweek”, Berlusconi “teme di essere arrestato dai giudici spagnoli” per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia otterrà di poter recepire la norma comunitaria soltanto dal 2004.
9. Il governo sposta il giudice (2001). Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il Capodanno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di Previti, nega contro ogni prassi la proroga in Tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo Sme-Ariosto, e dispone la sua “immediata presa di possesso” presso il Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme dovrebbe ripartire da zero dinanzi a un nuovo collegio. Ma poi interviene il presidente della Corte d’appello con una nuova “applicazione” di Brambilla in Tribunale fino a fine anno.
10. Cirami (2002). I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di spostare i loro processi a Brescia perché, sostengono, a Milano l’intero Tribunale è viziato da inguaribile prevenzione contro di loro. E, per oliare meglio il meccanismo, reintroducono il vecchio concetto di “legittima suspicione” per motivi di ordine pubblico , vigente un tempo, quando i processi scomodi traslocavano nei “porti delle nebbie” per riposarvi in pace. E’ la legge Ci-rami n. 248, approvata definitivamente il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel gennaio 2003, respinge la richiesta di trasloco: il Tribunale di Milano è sereno e imparziale.
11. Lodo Maccanico-Schifani (2003). Le sentenze Sme e Mondadori si avvicinano. Su proposta del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Cdl approva la legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del senato, del Consiglio e della Corte costituzionale. I processi a Berlusconi si bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Tribunale di Milano. E ripartono nel gennaio 2004, quando la Corte boccia il “lodo”.
12. Ex Cirielli (2005). Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli in-censurati e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni).
13. Condono fiscale (2002). La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale. Berlusconi giura che non ne faranno uso né lui né le sue aziende. Invece Mediaset ne approfitta subito per sanare le evasioni di 197 milioni di euro contestate dall’Agenzia delle entrate pagandone appena 35. Anche Berlusconi usa il condono per cancellare con appena 1800 euro un’evasione di 301 miliardi di lire contestata dai pm di Milano.
14. Condono per i coimputati (2003). Col decreto 143 del 24 giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono, il governo ci infila anche coloro che hanno “concorso a commettere i reati”, anche se non hanno firmato la dichiarazione fraudolenta. Cioè il governo Berlusconi salva anche i 9 coimputati del premier, accusati nel processo Mediaset di averlo aiutato a evadere con fatture false o gonfiate.
15. Pecorella (2006). Salvato dalla prescrizione nel processo Sme, grazie alle attenuanti generiche, Berlusconi teme che in appello gli vengano revocate, con conseguente condanna. Così il suo avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, fa approvare nel dicembre 2005 la legge che abolisce l’appello, ma solo quando lo interpone il pm contro assoluzioni o prescrizioni. In caso di condanna in primo grado, invece, l’imputato potrà ancora appellare. Il presidente Ciampi respinge la Pecorella in quanto incostituzionale. Berlusconi allunga di un mese la scadenza della legislatura per ripresentarla uguale e la fa riapprovare (legge n.46) nel gennaio 2006. Ciampi stavolta è costretto a firmarla. Ma poi la Consulta la boccia in quanto incostituzionale.
16. Frattini (2002). Il 28 febbraio 2002 la Cdl approva la legge Frattini sul conflitto d’interessi: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è soltanto il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non è costretto a cederle. Unica conseguenza per il premier:deve lasciare la presidenza del Milan
17.Gasparri-1(2003). In base alla nuova sentenza della Consulta del 2002, entro il 31 dicembre 2003 Rete4 deve essere spenta e passare sul satellite. Il 5 dicembre la Cdl approva la legge Gasparri sulle tv: Rete4 può seguitare a trasmettere “ancorchè priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15 (compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. Quanto al tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al trucco del “Sic”, che include un panel talmente ampio di situazioni da sfiorare l’infinito. Confalonieri calcola che Mediaset potrà espandere i ricavi di 1-2 miliardi di euro l’anno. Ma il 16 dicembre Ciampi rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale.
18. Berlusconi salva-Rete4 (2003). Mancano due settimane allo spegnimento di Rete4. Alla vigilia di Natale, Berlusconi firma un decreto salva-Rete4 (n.352) che concede alla sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della nuova Gasparri.
19. Gasparri-2 (2004). La nuova legge approvata il 29 aprile 2004, molto simile a quella bocciata dal Quirinale, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il segnale del digitale terrestre, che garantirà loro centinaia di nuovi canali. Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione riceve il segnale digitale. Ma poi l’Agcom dà un’interpretazione estensiva della norma: basta che in un certo luogo arrivi il segnale digitale di una sola emittente, per considerare quel luogo totalmente digitalizzato. Rete4 è salva, Europa 7 è ancora senza frequenze.
20. Decoder di Stato (2004).
Per gonfiare l’area del digitale, la finnaziaria per il 2005 varata nel dicembre 2004 prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di 70 nel 2005 per chi acquista il decoder per la nuova tecnologia televisiva. Fra i principali distributori di decoder c’è Paolo Berlusconi, fratello di Silvio,titolare di Solaris (che commercializza decoder Amstrad).
21. Salva-decoder (2003). Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tassere taroccate: prontamente, il 15 gennaio 2003, il governo che ha depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni con 30 milioni di multa la pena massima per smart card fasulle per le pay tv.
22. Salva-Milan (2002). Col decreto 282/2002, convertito in legge il 18 febbraio, il governo Berlusconi consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime, diammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242 milioni di euro.
23. Salva-diritti tv (2006). Forza Italia blocca il ddl, appoggiato da tutti gli altri partiti di destra e di sinistra, per modificare il sistema di vendita dei diritti tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta dunque “soggettivo” , a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente Milan.
24. Tassa di successione (2001). Il 28 giugno 2001 il governo Berlusconi abolisce la tassa di successione per i patrimoni superiori ai 350 milioni di lire (fino a quella cifra l’imposta era già stata abrogata dall’Ulivo). Per combinazione, il premier ha cinque figli e beni stimati in 25mila miliardi di lire.
25. Autoriduzione fiscale (2004). Nel 2003, secondo “Forbes”, Berlusconi è il 45° uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale di 5,9 miliardi di dollari. Nel 2005 balza al 25° posto con 12 miliardi. Così, quando a fine 2004 il suo governo abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti, “L’espresso” calcola che Berlusconi risparmierà 764.154 euro all’anno.
26. Plusvalenze esentasse (2003). Nel 2003 Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze da partecipazione. La riforma viene subito utilizzata dal premier nell’aprile 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi di euro, risparmiando 340 milioni di tasse.
27. Villa abusiva con condono (2004). Il 6 maggio 2004, mentre «La Nuova Sardegna» svela gli abusi edilizi a Villa Certosa, Berlusconi fa approvare due decreti. Il primo stabilisce l’approvazione del piano nazionale anti-terrorismo e contiene anche un piano (segretato) per la sicurezza di Villa La Certosa. Il secondo individua la residenza di Berlusconi in Sardegna come «sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell’azione di governo». Ed estende il beneficio anche a tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia. Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi nella sua villa in Costa Smeralda. Poi nel 2005 il ministro dell’Interno Pisanu toglie il segreto. Ma ormai è tardi. La legge n. 208 del 2004, varata in tutta fretta dal governo Berlusconi, estende il condono edilizio del 2003 anche alle zone pro-tette: come quella in cui sorge la sua villa. Prontamente la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze private del Cavaliere, presenta dieci diverse richieste di condono edilizio. E riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300mila euro. Nel 2008 il Tribunale di Tempio Pausania chiude il procedimento per gli abusi edilizi perchè in gran parte condonati grazie a un decreto voluto dal mero proprietario della villa.
28. Ad Mediolanum (2005).
Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni, Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare (dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al 2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in tutta Italia.
29. Ad Mondadori-1 (2005). Il 9 giugno 2005 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti stipula un accordo con le Poste Spa per il servizio «Postescuola»: consegna e ordinazione – per telefono e on line – dei libri di testo destinati agli alunni della scuola secondaria. Le case editrici non consegneranno i loro volumi direttamente, ma tramite la Mondolibri Bol, una società posseduta al 50 per cento da Arnoldo Mondadori Editore Spa, di cui è mero proprietario Berlusconi. L’Antitrust esamina il caso, ma pur accertando l’indubbio vantaggio per le casse Mondadori, non può censurare l’iniziativa perché a firmare l’accordo non è stato il premier, ma la Moratti.
30. Ad Mondadori-2 (2005). L’8 febbraio 2005 scatta l’operazione “E-book”, per il cui avvio il governo stanzia 3 milioni. E a chi affidano la sperimentazione i ministri Moratti (Istruzione) e Stanca (Innovazione)? A Monda-dori e Ibm: la prima è di Berlusconi, la seconda ha avuto come vicepresidente Stanca fino al 2001.
31. Indulto (2006). Nel luglio 2006 centrosinistra e centrodestra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la Pubblica amministrazione (che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere un “bonus” di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in via definitiva.
32. Lodo Alfano (2008). Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva il lodo Alfano che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio. Soprattutto del Consiglio. Nell’ottobre 2009 la Consulta boccerà anche quello in quanto incostituzionale.
33. Più Iva per Sky (2008). Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al 20%.
34. Meno spot per Sky (2009). Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento orario di spot.
35. Più azioni proprie (2009). La maggioranza aumento dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.
36. Ad listam (2010). Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa.
37. Illegittimo impedimento (2010). Non sapendo più come bloccare i processi Mediaset e Mills, Berlusconi fa approvare il 10 marzo 2010 una legge che rende automatico il “legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per sé stesso e per i suoi ministri, il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo. Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè delle nuove leggi ad personam che porteranno il totale a quota 40: “processo breve”, anti-intercettazioni e lodo Alfano-bis costituzionale. Cioè incostituzionale.
38. "processo breve" (2011). Per l'imputato incensurato, il processo non può durare più di sei anni (due anni per grado e due anni per il giudizio di legittimità). Una norma transitoria applica le nuove norme anche i processi di primo grado in corso. Berlusconi ne beneficerebbe nei processi per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset. 15mila procedimenti verranno chiusi.
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tobecontinued>> NE SONO SICURO!
mercoledì 13 aprile 2011
Apocalypse Now
Fukushima come Cernobyl (per ora..).L’agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha innalzato al livello massimo di 7 la classificazione dell’incidente nucleare.
La Tepco ha dichiarato la possibilità che i livelli di radioattività siano addirittura superiori: "la nostra preoccupazione è che possa superare Chernobyl“.
Questa volta lo dice (o meglio lo ammette..) la stessa Tepco, non Greenpeace o l'agenzia europea. Come la storia insegna le vere conseguenza le sapremo solo tra molti anni. Mai fidarsi dei dati ufficiali sventolati all'indomani dei disastri.
La lobby dell'atomo non può più negare l'evidenza.
Ormai è chiaro che in questi casi l’industria nucleare non sa cosa fare quando il reattore esce fuori controllo, e per andare fuori controllo basta un black out di 12/13 ore, secondo una simulazione fatta a suo tempo negli Stati Uniti.
Il nocciolo sta fondendo, il problema non è Giapponese, è mondiale.
Giapponesi siete un grande popolo ma anche voi sottostate al Dio Denaro che comanda sopra tutto e tutti.
Non posso credere che andrà a finire così. Coraggio Giappone!
venerdì 8 aprile 2011
Un film attuale..


The China Syndrome (Sindrome cinese), USA 1979.
Una centrale nucleare, un incidente, i rischi dell'energia nucleare, gli interessi economici che dominano la scena.
Ottimo connubio tra intrattenimento e impegno, film di denuncia che ha contribuito a lanciare un genere. Molto bello, di gran ritmo, interpretato da dei grandi attori, primo fra tutti Jack Lemmon. Ma anche Micheal Douglas e Jane Fonda.
A rendere unico questo film è l'eccezionale coincidenza della sua uscita nelle sale pochi giorni prima del primo incidente nucleare della storia, quello della centrale di Three Mile Island negli Stati Uniti. Incredibile ma vero.
mercoledì 6 aprile 2011
sabato 2 aprile 2011
lamiavw: 4a giornata
giovedì 31 marzo 2011
La fuga dei cervelli
In fuga dall’Italia seduce la Germania
con uno studio sul capitale umano Frabrizio Mazzonna, romano, 29 anni è un cervello che sta per lasciare l'Italia. Lo farà a luglio. Destinazione: l'università di Monaco dovo lo hanno chiamato per la sua ricerca sul declino cognitivo in seguito al pensionamento. Allo studio è interessato addirittura il ministero del Welfare
I suoi studi sul declino delle capacità cognitive in seguito al pensionamento hanno già conquistato il Munich center for the economics of aging, un ente collegato con l’università di Monaco, che orienta il mercato interno e le politiche pubbliche in materia di sanità e welfare. Fabrizio Mazzonna, 29 anni, laureato in Economia a Tor Vergata non era partito con l’idea di fare ricerca. Non ha fatto neanche l’Erasmus, e ha lavorato tre quattro volte a settimana come istruttore di nuoto e come bagnino d’estate. Dall’Italia, dopo il master e il dottorato (quattro anni e mezzo, dopo la tesi sperimentale in economia e istituzioni) è entrato e uscito come dalla piscina che gli ha pagato gli studi: ha girato per conferenze negli Stati Uniti, ha lavorato sette mesi a Londra come visiting student alla Ucl, in California e alla fine in Germania. Il paese che adotterà il nostro “cervello”. In fuga il prossimo luglio. “Non lo faccio per cambiare aria, sono contento da un lato perché ho un’opportunità importante, dall’altro però mi dispiace di andarmene perché tante possibilità nel nostro paese non ci sono e una simile poi proprio non c’è”.
Lui che dice di non riuscire a scendere a compromessi ha preferito la sfida di confrontarsi con i suoi coetanei “che in Germania hanno già moglie e figli, ma lo Stato ti paga di più se hai moglie, ancora di più se hai figli”, e l’amarezza dei pregiudizi con cui è vista la ricerca – e i ricercatori – italiani: “L’Italia ormai è fuori dal circuito degli atenei e dei centri che contano davvero a livello internazionale. Perché non produce buona ricerca, non è competitiva, non attrae”.
con uno studio sul capitale umano Frabrizio Mazzonna, romano, 29 anni è un cervello che sta per lasciare l'Italia. Lo farà a luglio. Destinazione: l'università di Monaco dovo lo hanno chiamato per la sua ricerca sul declino cognitivo in seguito al pensionamento. Allo studio è interessato addirittura il ministero del Welfare
I suoi studi sul declino delle capacità cognitive in seguito al pensionamento hanno già conquistato il Munich center for the economics of aging, un ente collegato con l’università di Monaco, che orienta il mercato interno e le politiche pubbliche in materia di sanità e welfare. Fabrizio Mazzonna, 29 anni, laureato in Economia a Tor Vergata non era partito con l’idea di fare ricerca. Non ha fatto neanche l’Erasmus, e ha lavorato tre quattro volte a settimana come istruttore di nuoto e come bagnino d’estate. Dall’Italia, dopo il master e il dottorato (quattro anni e mezzo, dopo la tesi sperimentale in economia e istituzioni) è entrato e uscito come dalla piscina che gli ha pagato gli studi: ha girato per conferenze negli Stati Uniti, ha lavorato sette mesi a Londra come visiting student alla Ucl, in California e alla fine in Germania. Il paese che adotterà il nostro “cervello”. In fuga il prossimo luglio. “Non lo faccio per cambiare aria, sono contento da un lato perché ho un’opportunità importante, dall’altro però mi dispiace di andarmene perché tante possibilità nel nostro paese non ci sono e una simile poi proprio non c’è”.
Lui che dice di non riuscire a scendere a compromessi ha preferito la sfida di confrontarsi con i suoi coetanei “che in Germania hanno già moglie e figli, ma lo Stato ti paga di più se hai moglie, ancora di più se hai figli”, e l’amarezza dei pregiudizi con cui è vista la ricerca – e i ricercatori – italiani: “L’Italia ormai è fuori dal circuito degli atenei e dei centri che contano davvero a livello internazionale. Perché non produce buona ricerca, non è competitiva, non attrae”.
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Continua a leggere: http://www.ilfattoquotidiano.it
mercoledì 30 marzo 2011
giovedì 24 marzo 2011
Parola di emigrante..

Pubblicità che ARD e ZDF, i primi due canali televisivi pubblici tedeschi, stanno mandando su internet e in onda.
Segnalazione di un'amica, emigrata in Germania.
"Una democrazia è forte quanto i suoi mezzi d'informazione" - "Noi vi informiamo in maniera indipendente".
E' difficile vivere in Italia in questo tempo, ma forse è più difficile per un italiano all'estero.
venerdì 18 marzo 2011
cosa sta succedendo ai bollit.. ehm.. reattori?
Nei bollitori di Fukushima, il cui brevetto risale all'ing. Lagostina, massimo esperto mondiale di pentole a pressione, l'acqua per la produzione del vapore per una sana e veloce cucina del brasato di giapponesi, serve anche come elemento di raffreddamento. Altrimenti, come si dige in gergo tecnico, sciopa tut! Anche le pompe dell'acqua di produzione germanica sono ben concepite, è il progetto dei generatori di corrente di emergenza che lascia in pò perplessi: l'italo-nipponico Ingegner Cane ha dovuto sottostare alle direttive della giunta dell'onorevole dott. Katzo per la scelta del sito, ed all'impresa di costruzioni della moglie Fujiko Mine per la realizzazione, la quale, dopo aver raggirato Lupin III e innumerevoli ricchi ex-mariti, lifting dopo lifting è diventata una delle donne più potenti del Giappone. E' rimasta una gran bella gnocca comunque. Lo sa bene il premier Berlusconi. Arrapato come non mai già ha rilasciato l'usuale volgare apprezzamento da osteria correlato di figura di merda mondiale. Peccato solo che la proverbiale mira di Jigen, bodyguard della first lady del mattone, non è più così infallibile come un tempo. Insomma, cronaca rosa a parte, che ci sta sempre in questi casi per sdrammatizzare e sviare la vera informazione, soprattutto in Giappone dove non c' è il calcio, è un gran bel casino.
Ironia a parte, questo è il mondo in cui viviamo.
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