mercoledì 22 febbraio 2012

altro che Arbre Magique!










Deodorante naturale.

il Milan e Berlusconi

Silvio Berlusconi si vede così che non ha inventato niente: la sua storia tra l’altro.. il suo rapporto con il Milan è molto particolare: come si sa, ovviamente lui compra il Milan, lui è un tiepido simpatizzante interista, anche lui non è molto interessato al calcio, tenta di comprare prima l’Inter di Fraizzoli, non ci riesce e compra il Milan di Farina, una squadra che è al fallimento, fondamentalmente: la compra in Tribunale per pochissimo.Vince con il Milan, poi scende in politica: vince anche lì le elezioni del 94 e, dopo aver utilizzato il Milan come struttura, quindi Capello, l’allenatore, i managers.. le conferenze stampa di Milanello diventano delle tribune politiche in cui calciatori, allenatori e personale tecnico fanno la propaganda alla neonata Forza Italia. Quando nasce il tema del conflitto di interessi, cioè nasce immediatamente ma poi rimane lì, si incomincia a porre il problema di quest’uomo che è allo stesso tempo il Presidente del Consiglio, il capo del primo partito italiano, uno dei principali imprenditori del mondo nel settore televisivo e è, tra l’altro, il proprietario del Milan. Nel 2004 l’allora ministro Franco Frattini decide che si risolve il problema del conflitto di interessi. Berlusconi con la Legge Frattini viene costretto a dimettersi dalla presidenza del Milan, al suo posto nomina un Vicepresidente esecutivo che si chiama Adriano Galliani e rimane, come disse al tempo Michele Serra, il mero proprietario. Fa lo stesso con la Fininvest, ovviamente, e fa lo stesso con Mediaset. Che cosa succede adesso? Quando cade l’ultimo governo Berlusconi e si insedia Mario Monti a Palazzo Chigi Berlusconi non ha più il problema del conflitto di interessi, quindi la prima cosa che si incomincia a vociferare nel suo ambiente familiare è che lui torni a essere il Presidente del Milan. Lo comincia a dire Barbara, sua figlia, con l’intervista a La Gazzetta. Barbara è l’unica dei cinque figli di Berlusconi che mostra un interesse reale per il Milan e Berlusconi dice davanti alle telecamere, dopo il trionfo in Milan - Arsenal di Champions League per quattro a zero.. comincia a dire che a una figlia non si può dire di no e che lui probabilmente tornerà Presidente del Milan, non si ricandiderà - dice lui- alla presidenza del Consiglio nel 2013, ma potrebbe tornare a fare il Presidente del Milan. Quindi Berlusconi fa un percorso di questo tipo: è imprenditore, compra il Milan, dal Milan passa alla politica e adesso dalla politica torna al Milan. È un triangolo che molti interpretano a loro modo. Un’interpretazione del ritorno di Berlusconi alla presidenza del Milan potrebbe essere questa: Berlusconi in questo momento è tagliato fuori dalla politica, non è più sui giornali e per lui è un dramma, abituato quotidianamente a avere su ogni testata cinque /sei pagine, a dettare l’agenda persino all’opposizione, in questo momento è quasi sparito. Uno che vive di esposizione mediatica come Berlusconi in questo vede un pericolo e allora un’interpretazione del suo ritorno al Milan potrebbe essere che da Presidente lui recupera quella ribalta mediatica che in questo momento la politica gli ha negato, anche perché lui dice “ nel 2013 non mi candiderò”, ma non sarebbe la prima volta che dice una cosa un po’ diversa dalla realtà.
Zamparini è il Presidente del Palermo, è un imprenditore friulano che ha comprato già il Venezia prima di comprare il Palermo, va in Sicilia perché vuole costruire un grande centro commerciale e compra il Palermo, che è una società in quel momento in grande decadenza, in serie C, ha successo, riporta il Palermo in serie A, intorno a lui si crea un grande prestigio e questo prestigio lo convince a creare nel 2011, pochi mesi fa, il Movimento per la Gente. Movimento per la Gente è un movimento di tipo populista che ha come principale obiettivo una sorta di riscossa, di liberazione dalla tirannia di Equitalia. Zamparini ha detto di non voler entrare in politica direttamente, ma di voler fare un movimento che comunque politico di fatto è, quindi qui abbiamo un altro esempio del triangolo che facevamo prima con Berlusconi. L’imprenditore compra la squadra di calcio e va in politica dopo essere passato per una serie di pressioni politiche, di sostegni politici, perché il Palermo è una squadra che ha da sempre una caratterizzazione di tipo politico: uno degli ultimi Presidenti del Palermo all’inizio degli anni 2000 è stato l’ex sindacalista, l’ex Segretario Generale della C.I.S.L. Sergio D’Antoni, poi a sua volta passato dal sindacalismo alla politica con la creazione di un partito centrista post/democristiano. Il Palermo ad oggi ha come Vicepresidente uno dei fratelli Micciché, fratello del politico Micciché: è il terzo fratello, Guglielmo, fratello di Gianfranco che è il politico e di Gaetano, che è uno dei principali banchieri italiani per il gruppo Intesa San Paolo.
L’altra caratteristica storica del Palermo è di essere stato una società che ha avuto problemi costanti con le infiltrazioni di Cosa Nostra. Il Palermo è stato addirittura controllato, in certi momenti, da Cosa Nostra, gestito da managers che erano vicini a Costa Nostra. Con la prospettiva zampariniana della costruzione di un nuovo centro commerciale nella zona di Partanna Mondello, nella zona vicina al vecchio Zen e di un nuovo stadio Costa Nostra è tornata alla carica e cosa è successo, quindi? Che Zamparini si è trovato, in poche parole, i mafiosi in casa: un direttore sportivo del Palermo ha rivissuto una delle scene del Padrino numero uno, perché ha ricevuto a casa una testa di capretto mozzata. Lì lui ha avuto una reazione di chiusura totale, è riuscito a creare un blocco - e questo gli fa onore, evidentemente- e a respingere queste pressioni mafiose grazie anche all’amicizia personale che lo lega a Piero Grasso, che è il Superprocuratore della Direzione Nazionale Antimafia, grande tifoso del Palermo. Grasso è in qualche modo sceso in campo per aiutare il suo amico Zamparini e proteggere la sua squadra amata dalle pressioni mafiose e questo è un episodio che chiarisce come interagisce la politica con il calcio, perché Cosa Nostra tenta di mettere le mani su tante società in Sicilia, però sul Palermo no, non si può. Sul Palermo non si può, perché c’è l’interessamento positivo della Direzione Nazionale Antimafia: forse sarebbe auspicabile che quest’interessamento ci fosse anche per altre società.

Tratto da: http://www.beppegrillo.it/2012/02/passaparola_men/index.html

sabato 18 febbraio 2012

Brian May Ft. Kerry Ellis & Irene Fornaciari @Sanremo 16/02/2012

Quando ho sentito alla radio che Brian May si era esibito a Sanremo, non ho potuto fare a meno di andare su YouTube.
Mi ha colpito l'umiltà di quest'uomo, quotato tra i migliori chitarristi Rock di tutti i tempi e autore di molte canzoni celebri dei Queen.

Ma lo sapevate che, laureato in Fisica con lode, all'età di sessant'anni ha conseguito il dottorato in Astrofisica che aveva sospeso da giovane per intraprendere la carriera di musicista?

Fa pensare. In un'epoca di vallette, prostitute, ignoranti, corrotti e paraculi che occupano i posti di maggior prestigio.

Un'altra curiosità è legata alla "Red Special", la chitarra che suona abitualmente: le chitarre più belle erano economicamente al di fuori della portata della sua famiglia e Brian assieme al padre ingegnere ne costruì una in casa con componenti di fortuna.
Il chitarrista fu completamente soddisfatto del suono della sua chitarra quando adottò come plettro il lato zigrinato di una monetina da 6 pence.
Ancora oggi May usa solo la sua Red Special. In rarissime occasioni ha usato altre chitarre.


legge anticorruzione

I “tecnici” di Monti possono toccare le tasse e le pensioni, ma rischiano di cadere sul campo se a finire sotto attacco sono i reati della Casta. Tutto questo mentre la Corte dei Conti denuncia che la corruzione costa allo Stato 60 miliardi di euro all’anno (10 volte tanto quanto costava all'epoca di Mani Pulite), e soltanto 75 milioni vengono recuperati in Tribunale.

“Dopo Mani pulite le leggi sono cambiate in peggio”, denuncia il coordinatore nazionale Pierpaolo Romani. “Penso alle riforme dell’abuso di ufficio, con la maggioranza di centrosinistra, e del falso in bilancio, con quella di centrodestra”. Quanto al disegno di legge attuale, “prevede norme discutibili, come quella che affida al governo la stesura delle regole sull’incandidabilità, senza distinzione tra controllati e controllori”. Ma al di là dei codici, “i partiti hanno grandi responsabilità. E’ stato il presidente della commissione antimafia Beppe Pisanu a dire che 45 candidati alle ultime amministrative erano ‘indegni’. Non mi risulta che qualcuno di loro si sia tirato indietro”.

Vent’anni dopo Mani pulite, l’Italia non ha ancora una legge efficace contro la corruzione. E continuerà a non averla per un bel po’. Perché se passasse il testo del Popolo dei Ladri, resterebbe “acqua fresca”. Se, come più probabile, la Camera dovesse introdurre alcune delle modifiche richieste, il testo dovrebbe tornare nuovamente al Senato. L’anno prossimo la legislatura finirà e sarà la “volontà politica” di portarlo a termine a stabilirne la sorte.. indovinate come andrà a finire?

La politica, di destra e di sinistra, salverà i ladri.


giovedì 9 febbraio 2012

l'ultima follia del Rocker

Keith Richards (Rolling Stones), la perfetta personificazione del Rock 'n' Roll: vita frenetica caratterizzata da eccessi con droghe, alcol, donne, sigarette, tour continui.

“E’ vero, sniffai le ceneri di mio padre”. Uno dei passi cruciali del libro di Keith Richards, storico chitarrista dei Rolling Stone, in uscita a novembre: Life.

Un’autobiografia, uno spaccato degli anni ’70 quando, in compagnia di John Lennon, il musicista viaggiava in Inghilterra assolutamente “strafatto”.

Al punto da non ricordare, ovviamente, un solo particolare di quei tre giorni inglesi: “Cosa abbiamo fatto esattamente in giro per l’Inghilterra non siamo mai riusciti a ricordarcelo io e John, ma di sicuro c’era un’autista. Nessuno dei due era in condizioni di guidare”. È quanto afferma anche in un’intervista concessa al News of the world, durante la quale ha anticipato i passi salienti della biografica di prossima uscita. “Sicuramente facemmo uso di sostanze allucinogene, l’unica cosa che posso ricordare è che prendemmo la mia Bentley blu, poiché la Rolls Royce di Lennon sembrava al momento una scelta troppo in vista”, ha affermato il rocker.

Tantissima la droga che i due comperavano portando sempre con loro una pistola, per fronteggiare rapine o spacciatori in vena di violenza. Fornisce, a tal proposito, ‘lezioni di sicurezza’, spiegando: “Nel caso, puoi sparare un colpo in mezzo alla fronte, non fa male. Il sangue schizza dappertutto, ti infili l'arma nelle mutande e te ne vai. E' un sistema eccellente per risolvere i problemi”.

Il rapporto con la cocaina è durato fino a quattro anni fa, quando un coagulo di sangue formatosi nel cervello ha spaventato a tal punto Keith da portarlo a chiudere per sempre con la sostanza.

“Ho sniffato le ceneri di mio padre, è tutto vero quello che si è letto in giro su questa storia”, afferma sincero. E descrive nei dettagli anche la circostanza che lo aveva spinto a tale gesto: “Ho aperto l'urna e un po' del contenuto è finito sul tavolo: dovevo profanarle raccogliendole con la scopa e buttandole nel cestino della spazzatura? Così me le son sniffate e penso che mio padre mi stia ancora benedicendo. Il resto l'ho sparso ai piedi di una quercia”.

venerdì 3 febbraio 2012

i miei scarponi nuovi

Il meglio del meglio. Made in Italy.
E' la prima volta in vita mia che mi compero un paio di scarponi nuovi. Alla mia veneranda età ormai posso permettermi il lusso, è una vita che risparmio. Basta soffrire.
Fantastici, li ho già provati due volte per una volta non mi sono riempito di vesciche e non mi sono congelato i piedi.
Comodi e leggeri in salita, eccellenti anche in discesa.

Tra l'altro li ho pagati poco perchè li ho presi su Internet da un negozio dove erano rimasti invenduti a causa della crisi di neve (e forse economica?).
Ve lo consiglio, il titolare è stato veramente disponibile e cordiale, pure troppo http://www.vertiginisport.com/.

ilmarietto

venerdì 27 gennaio 2012

mercoledì 28 dicembre 2011

lauft.. und lauft.. und lauft..

Il numero di Bus prodotti dalla Volkswagen do Brasil è arrivato a quota 1.500.000! Leggi qui.

venerdì 11 novembre 2011

La storia della VW

La cosa strana è vederla sul sito della VW stessa che ha sempre dato l'impressione di ripudiare le sue umili e controverse origini.

http://it.volkswagen.com/it/il_mondo_volkswagen/La_storia_di_Volkswagen.html

Ad ogni modo i contenuti sono interessanti.

I banchieri

"Ecco fatto! Il nuovo premier greco è un banchiere. Il nuovo premier italiano (Monti) è generalmente indicato come "l'amico dei poteri forti". Possibile che non sia chiaro a tutti il disegno strategico della Bce? Dal trattato di Maastricht (ve lo ricordate? lì dentro c'era la rinuncia dei singoli stati alla sovranità monetaria, ma nessuno ce lo disse mai) in avanti, passo dopo passo, i banchieri si sono impossessati del continente, e i politici ne sono diventati compiacenti e ben ripagati burattini al loro servizio. A noi è andata anche peggio perchè nel mezzo della strategia c'è pure capitato nei coglioni un imprenditore delinquente e senza scrupoli che ha approfittato del potere per farsi i fatti suoi".

Ormai siamo la barzelletta del mondo..

Forza gnocca, bunga bunga, i bidoni della spazzatura con i nomi dei ministri italiani..

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/dopo-pizzeria-bunga-bunga-londra-arrivano-bidoni-della-spazzatura-nomi-ministri/169804/

mercoledì 26 ottobre 2011



INTERVISTA a Loretta Napoleoni


Negli ultimi vent’anni, senza che ce ne accorgessimo, le élite della globalizzazione hanno sequestrato la democrazia che oggi, ahimè, rappresenta loro e noi. E’ giunta l’ora di riprendersi ciò che è nostro …
E’ un grido di battaglia il nuovo libro di Loretta Napoleoni, “Il Contagio“, edito dalla Rizzoli. Partendo dalle rivolte che hanno visito protagonisti i paesi a sud del Mediterraneo, le proteste degli Indignados madrileni alla Puerta del Sol, la ribellione dei giovani greci contro i diktat dell’Europa, fino alle razzie che hanno sconvolto la swinging London, Loretta Napoleoni analizza lo stato di crisi in cui siamo sprofondati, dopo che la nascita dell’euro ha ingrassato le élite europee. In Italia sono il 10 percento della popolazione e detengono il 45 percento del patrimonio nazionale. (continua)
Iniziamo dalla dedica. Perché un libro dedicato a una ragazza “che è lo stereotipo della precaria universitaria”?
 Perché è un libro diretto a loro. E’ un libro che vuole spiegare loro la situazione, per invitarli a scendere in piazza e a protestare, come hanno fatto gli spagnoli, perché altrimenti non cambierà nulla.
E’ possibile rintracciare un momento in cui è scoppiata la bolla?
La crisi è inizia nel 2007 con la storia dei subprime. Attenzione, però, noi non ci troviamo in presenza di una bolla finanziaria. Noi oggi siamo davanti a uno stato che ha usato il debito per proseguire una politica di malgoverno. Basti pensare allo scandalo che occupa tutte le prime pagine in questi giorni: escort usate per aggiudicarsi degli appalti. Da dove sono usciti tutti quei soldi? Dal debito statale, che ora gli italiani devono pagare.
Nel suo libro parla di tecniche di occultamento del debito …
All’inizio erano state delle manovre fatte per entrare nell’euro e avevano dato un impulso all’economia. Poi, però, questi stratagemmi avrebbero dovuto essere abbandonati, invece sono diventati prassi.
Così come i privati truccano i bilanci, così ha fatto lo stato in tutti questi anni.
Sta dicendo che il nostro debito è aumentato da quando siamo entrati in Europa?
Assolutamente
Secondo lei l’Italia dovrebbe uscire dall’euro per gestire la situazione?
Si, io credo che l’Italia dovrebbe andare in un default pilotato, cosa che implica l’abbandono della moneta unica. L’uscita dall’euro permetterebbe una ripresa delle esportazioni e con esse una certa ripresa economica. Certo, c’è il rischio di importare anche l’inflazione, ma fra questo pericolo e quello costituito da una politica di austerità che porti agli stessi risultati della Grecia, un po’ d’inflazione mi sembra il male minore.
Ma non sarebbe la fine del sogno europeo?
No, perché? Uno può uscire dall’euro e restare dentro all’Europa. In Italia c’è stata una sorta di lavaggio del cervello sull’euro, che negli anni ’90 ci ha dato sicuramente una spinta e ci ha costretti a una disciplina che non avevamo mai avuto. Solo che poi l’abbiamo abbandonata. E quindi non siamo di fronte a un problema di tipo economico, ma di mala gestione da parte nostra.
Sarebbe replicabile, secondo lei, in Italia una rinegoziazione del debito come è avvenuto in Islanda?
Certo. Uno stato sovrano può fare quello che vuole. Noi, tra l’altro, abbiamo un avanzo primario che ci consentirebbe di assentarci, per un po’ dal mercato dei capitali. Però queste sono decisioni che vanno prese. Invece di stare lì a farci dire da Bruxelles quello che dobbiamo fare, siamo noi che dobbiamo imporre le condizioni.
Come giudica la mossa di avvicinamento al governo cinese nella speranza di vendergli parte del nostro debito?
E’ ridicolo. Noi abbiamo la terza riserva aurea più grande al mondo. Settanta famiglie gestiscono il 45 percento della ricchezza nazionale. Basterebbe una patrimoniale e vendere un po’ d’oro. Ma sono cose che non si sanno e l’informazione in Italia non informa. Oltretutto, qui si è deciso di mettere in vendita parte del paese senza chiedere il permesso ai legittimi proprietari, che siamo noi.
Quali sono secondo lei le prospettive per l’autunno? Se l’Europa non sarà in grado di garantire il debito di tutti i paesi Pigs (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) cosa succederà?
Si profilano due scenari a mio avviso: nel primo le banche centrali proseguiranno a stampare carta moneta per immettere liquidità continua. Sarà come carta straccia che andrà ad alimentare il mercato finanziario, senza influire sulla crescita economica. Al contrario, noi rimarremo a crescita zero, intrappolati dentro a una deflazione inesorabile che ci impoverirà lentamente. Sarà come morire di un cancro terminale dolorosissimo, invece che per un attacco di cuore. Ma potremmo anche scegliere la terapia d’urto e aggredire il male che ci affligge: quindi il default pilotato, l’uscita dall’euro, la rinegoziazione del debito. Sarebbe come un terremoto che potrebbe uccidere il paziente. Ma bisogna avere la consapevolezza che, in ogni caso, ci troviamo di fronte a un malato terminale. Altre soluzioni non sono date: scordiamoci che i tedeschi pagheranno il nostro debito. Questo non succederà mai.
E le conseguenze politiche di questo secondo scenario?
Se s’intraprenderà la strada del default pilotato questa classe politica verrà spazzata via. Non a caso questa è una soluzione che non viene prospettata dalla politica. E’ una soluzione che deve essere chiesta dal popolo, come è avvenuto in Islanda quando sono stati travolti dalla bancarotta. Con una differenza: noi dovremo decidere prima, perché facendo parte dell’euro, un’eventuale bancarotta ci travolgerebbe, con effetti simili a quelli che si sono avuti in Argentina.
Insomma, “uno spettro si aggira per l’Europa”?
Si, infatti il mio libro si apre proprio riprendendo il Manifesto del Partito Comunista. Siamo in un momento di grande svolta. L’autunno e il prossimo anno saranno durissimi. Basti vedere cosa non è successo negli ultimi tre mesi in termini di rivolte popolari.
http://it.wikipedia.org/wiki/Loretta_Napoleoni

martedì 25 ottobre 2011

il pilota

Tazio Nuvolari correva per la scuderia Ferrari. Scoprì che il Commendatore gli aveva fatto preparare il biglietto di andata e ritorno. Nuvolari lo guardò e disse: "Dicono che sei un buon amministratore, ma mi accorgo che non è vero. Dovevi farmi prendere solo il biglietto di andata, si parte per una corsa..".
- Ciao Supersic -

domenica 23 ottobre 2011

Offerings to the God of speed


un film per tutti gli appassionati di auto e moto d'epoca, e non solo
ilmarietto consiglia:
The World's Fastest Indian
Nuova Zelanda, USA, Svizzera, Giappone - 2005
Antony Hopkins è: Burt Munro



venerdì 21 ottobre 2011



Steve Jobs e Bill Gates, quel derby tra Apple e Microsoft che è lotta tra visioni del mondo
Gates ha sempre puntato sul software, senza curarsi troppo delle macchine e facendo del suo sistema operativo uno standard per i computer. Jobs, invece, ha scommesso sul prodotto: "non compatibile", ma innovativo, avveniristico e d'élite. Abbastanza perché l'Ipod, l'Iphone e l'I-pad diventassero quegli oggetti di culto in grado di cambiare le nostre vite
Nella foto che vedete qui a fianco c’è molto del derby di una vita tra Steve e Bill, i due ragazzi del ’55 che hanno cambiato il mondo. Steve, miliardario in jeans, scarpe da tennis e dolcevita nero, ha stile, lo stile di chi pensa che gli occhi siano il motore del mondo. Bill ha il consueto aspetto di chi si veste senza accendere la luce, perché per lui la vita avviene dentro il cervello, biologico o elettronico che sia. Steve ha origini modeste, e per lui la vita è battaglia. Bill è nato ricco, è per lui le guerre industriali sono un rompicapo, un videogioco, una prova d’intelligenza. Scherzano, Steve è più spiritoso e sfotte il rivale, Bill ride perché la regola americana è che ci si arrabbia solo a telecamere spente.

Trentacinque anni fa Bill ha scritto il software per il primo grande successo di Steve, l’Apple II. “Allora eravamo sempre i più giovani in ogni riunione, oggi mi sembra che siamo i più vecchi”, dice Steve ammiccando al pubblico di giovani fan.

QUASI QUARANT’ANNI di storie parallele che saranno a lungo studiate nei corsi di economia, perché questi due visionari hanno cambiato il mondo con filosofie e modi di agire diversissimi eppure convergenti. Per molti anni è stata la Microsoft di Bill Gates il cavallo vincente, mentre alla Apple di Steve Jobs toccava il ruolo del perdente di successo. Oggi la morte sconfigge Steve nel momento culminante del suo trionfo strategico. La prima differenza fondamentale tra i due è che Bill Gates ha sempre puntato al dominio del mercato attraverso le strategie di mercato, mentreSteve Jobs ha sempre seguito la sua stella polare, il prodotto. La seconda differenza è cheBill ha creduto che fosse il software la carta vincente, Steve invece ha scommesso sull’hardware anche quando tutti gli dicevano che era una strada a fondo cieco. Negli anni Settanta Bill Gates ha avuto l’intuizione vincente che il software era il motore di tutto e i suoi sistemi operativi e i suoi programmi avrebbero definito lo standard del mercato, consentendogli di dominarlo: come se un fabbricante di auto avesse potuto brevettare il numero di ruote, quattro. Dando gratuitamente alla Ibm il suo Ms-Dos, che faceva funzionare il primo personal computer nel 1981, Bill prima ha propiziato la diffusione del suo standard, poi ha costretto tutti i produttori di computer a pagargli a caro prezzo l’Ms-Dos, che consentiva loro di offrire computer “compatibili”, cioè in grado di dialogare e passarsi documenti l’uno con l’altro (attraverso i dischetti, fino a che non è arrivato Internet).

STEVE INTANTO seguiva il suo sogno di vendere i computer più belli e avanzati. Con il Macintosh (1984) introduce le icone e il mouse. Ma il mondo Apple rimane un mondo chiuso, macchine potentissime che dialogano solo con se stesse, e costano di più. Le vendite arrancano, Jobs viene cacciato dalla sua azienda e sostituito con un mago del marketing, John Sculley, proveniente dalla Pepsi-Cola. Non si arrende. Riparte da zero e progetta un computer ancora più avveniristico e curato, il Next, un cubo nero bellissimo che comprano in pochissimi. Poi cambia tutto. La fede di Steve nella forza del prodotto, nella forza innovativa della macchina, viene premiata. Arrivano l’i-Pod, che rivoluziona il modo di ascoltare la musica. Arriva l’iPhone, che mette insieme il telefono con le funzioni di un computer. Arriva l’iPad, che trasforma il modo di stare nella rete. Il mondo immobile di Bill, dove stupidi pezzi di ferro fabbricati dagli asiatici a prezzo stracciato erano come l’asfalto su cui far correre i suoi programmi, si è sfasciato. L’hardware di Jobs è diventato il motore del mercato, ha trasformato i modelli di consumo. I produttori di software come la Microsoft, dopo decenni in cui menavano la danza, si sono trovati improvvisamente a inseguire. Nel frattempo, grazie a Internet, è avvenuto un altro grande cambiamento. I nuovi leoni del mercato sono Google, Twitter, Facebook. Nè hardware, nè software. Vendono servizi sulla rete, un mercato nuovo e dirompente nel quale la Microsoft cerca di entrare da 15 anni inanellando una sconfitta dopo l’altra. Jobs alla fine si è trovato al posto giusto nel momento giusto, dando le macchine giuste per i nuovi servizi e addirittura prefigurando l’innovazione con le prestazioni dei suoi oggetti di design. Il derby dei due ragazzi del ’55 si chiude prima del tempo con un esito drammatico: Steve è morto nel momento del trionfo, Bill è vivo ma in declino.

mercoledì 7 settembre 2011

I survived Hurricane Irene!

Danzando e sorseggiando birra al party cosmopolita organizzato nell'ostello della gioventù di Manhattan.
E' stata dura :)

ilmarietto

martedì 9 agosto 2011

Perfect 10

Tributo alla ginnasta più grande.
Nadia Comaneci.

venerdì 22 luglio 2011

Ognuno ha quello che si merita

Abbiamo la classe politica più vecchia. Più assenteista. E più pagata al mondo.
E insieme, la meno istruita e preparata nella storia della Repubblica.
In altre parole “la più mediocre classe politica che l’Italia abbia avuto dal 1948”. Niente meno.

LEGGI

venerdì 15 luglio 2011